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— CALENDARIO DELLE TRADIZIONI MANDROGNE — |
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CARNEVALE |
"Quando il fuoco si presta candidamente a rendere più solenni i riti che scandiscono il succedersi delle stagioni, manifestando attraverso i suoi pennacchi puri e luminosi la forma viva e cangiante che lo contraddistingue, allora il patto sancito universalmente con il Creatore si rinnova e si perpetua, mantenendo in equilibrio la nostra dimensione temporale rispetto a quelle precedenti e conseguenti, secondo quanto è stato scritto con fuoco indelebile della mano di Dio all'inizio dei tempi". (glp)
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Due Falò. Nel 2010 la neve copiosa caduta in Frascheta funge quasi da anello benaugurale. |
I fuochi erano comuni in Frascheta, laddove si adorava la dea Silva, la dea della selva. Quelli carnescialeschi si accendevano nel buio più completo. Per ovvie ragioni di calendario, infatti, la luna mostrava sempre la sua faccia oscura. |
Un meteorite che sconvolgeva la
struttura dell'antico februarius e, successivamente, il calendario
liturgico cristiano, come testimoniano i tentativi di esorcizzare il
Carnevale persino dal punto di vista etimologico. Carni levamen
(sollievo alla carne) oppure carnes levare (togliere le carni), o forse
carni vale! (carne addio, in riferimento alle orge gastronomiche che
esaurivano le ultime scorte di carni prima della primavera)? Dunque era
questo il significato di Carnevale, il cui sinonimo sarebbe stato
quello di periodo orgiastico, di sregolatezza, di valvola di sfogo per
l'istintività animalesca repressa nel resto dei mesi: il semel in anno
licet insanire, parentesi dello scorrere ordinato dell'anno? O forse
esiste un significato più elevato, diverso da quanto si sia cercato per
secoli di far credere? Che cosa significa dunque il Carnevale
tradizionale, che cosa simboleggia? Forse si tratta degli antichi
Saturnali che la Chiesa, per non turbare l'atmosfera natalizia, cercò
per tutto il Medioevo di espellere, invano (vedi S. Silvestro), dalla
loro collocazione tradizionale, relegandoli in un periodo compreso tra
il 17 gennaio (S. Antonio) e l'inizio della Quaresima (per il
calendario liturgico romano è il martedì grasso, mobile, compreso tra
il 3 febbraio (4 per gli anni bisestili) e il 9 marzo, mentre per
l'ambrosiano, dove la Quaresima comincia alla prima domenica dopo il
martedì grasso, a concludere il Carnevale è il sabato compreso tra il 7
febbraio (l'8 negli anni bisestili) e il 13 marzo). Eloquente è infatti
il proverbio bergamasco/bresciano "dopo Natale è subito Carnevale".
Il Carnevale, come già avveniva nell'antica Roma con le Equiria: corse trainate dai cavalli in onore di Marte, che intitolava il primo mese dell'anno, martius, è insomma un periodo che precede la primavera e preannuncia la Pasqua. E che dire allora dei culti dionisiaci in onore del dio morto e resuscitato in uso presso la Grecia antica? Tre erano i giorni che vi si dedicavano, compresi tra febbraio e marzo, nel mese di anthesterión; essi segnavano il passaggio dall'inverno alla primavera. Ma già in Babilonia si conoscono rituali collegati a giorni critici della rivoluzione lunare (novilunio e plenilunio) e del corso del sole comparato con l'orbita lunare (solstizi ed equinozi). Periodo di passaggio, il car naval è la processione solenne nel quale si figuravano allegoricamente le forze del caos che contrastavano la ri-creazione, ovvero il mito della morte e resurrezione di Marduk, il salvatore. Nel corteo troviamo anche la simbolica nave del dio Luna o del dio Sole, che percorreva la grande via della festa verso il santuario di Babilonia. Qui la festa comprendeva il capovolgimento dell'ordine sociale e morale (lo schiavo diventa padrone, afferma un'antica iscrizione babilonese). In quei giorni governava un inter-re, quello che in Roma si chiamava rex Saturnaliorum e, dal Medioevo, re del Carnevale, destinato a morire alla fine dell'interregno caotico, il martedì grasso. La sfrenatezza era la rappresentazione del passaggio tra il vecchio e il nuovo, un interiore passaggio delle acque; si toglieva l'ancora e si salpava metaforicamente affrontando l'alto mare. Nel Medioevo troviamo infatti la stultifera navis, la nave dei folli e durante la navigazione il corpo del vecchio anno si frantuma nell'indistinto: ognuno perde la propria identità; ruoli e sessi sono invertiti. — Stultifera navis — Le maschere nell'antica Roma simboleggiavano i morti che riaffioravano e si confondevano con i vivi in questo generale rimescolamento, in questa inquietante e inconscia Epifania della Morte. Così è ancora, a nostra insaputa forse, ma è ancora così. La struttura mitica del Carnevale affiora anche nelle cosiddette battaglie o rievocazioni di battaglie in cui rivivono leggende nelle quali un tiranno, un mostro (il caos, il Tiämat babilonese) o addirittura il diavolo viene sconfitto l'ultimo giorno. Questa festa nasconde quindi un significato più profondo. È un rito pagano, attualmente svuotato dei suoi significati più nobilii, sminuiti e dissolti in una bolla di sapone, o meglio, in una folata di coriandoli? È
il dramma della Società dell'opulenza che, perdendo di vista il vero
significato delle cose con i loro importanti valori intrinseci,
metabolizza la realtà quasi come un bambino alla
disperata ricerca del dolce in ogni cibo, ripudiando a priori i cibi
del gusto differente e più impegnativo.
Tutto quanto è passato al vaglio ed assoggettato ad ogni costo alle leggi del mercato; tutto quanto è diluito, snaturato nei caratteri originali, svuotato da ogni accenno di ritualità. Forse non passeranno ancora molti anni prima di giungere all'estinzione completa della festa del Carnevale, soppiantata a favore della più attuale e alla moda Halloween, anche questa volta travisando la verità dei fatti ed "europeizzando" il tutto secondo le leggi della globalizzazione, alla ricerca di un tornaconto economico pari a quello introitato per la festa di San Valentino. Per intenderci, alla ricerca della solita "americanata"! Ci saranno sempre più miopi, sino a che il cerchio non si richiuderà su sé stesso, collassando in una legalizzata e tecnologicamente perfetta "barbarie" del genere umano. Finché, forse, si rinascerà dalle ceneri, come una Fenice. D'altronde anche la Chiesa ha già conosciuto lo scriteriato scialacquio dei significati legati alla Pasqua e soprattutto al Natale ed ha il suo bel da farsi per contenere la "perdita di rotta" dovuta all'ondata di astrusità commerciali che ogni anno fanno capolino dalle vetrine dei negozi facendo brillare di una luce fredda gli occhi sempre più spenti dei nostri bambini. Separa lo spesso dal sottile e troverai la purezza. Assoporerai così ogni cosa per il suo vero gusto e riscoprirai il significato delle feste. A Mandrogne. il Carnevale si chiude in tarda sera col fuoco benaugurale, scandendo ad alta voce un proverbio mandrogno che profuma di formula magica apotropaica: "Carvà ei và e Pasqua e véna" (Carnevale se ne va e Pasqua sta arrivando). Non si sà se è un'usanza originale degli antichi Marici (il popolo natìo dell'antica Frascheta) o se ci sia stata trasmessa dai contatti con popoli nordici, Longobardi, Celti, Arabi oppure se addirittura abbia un'origine Etrusca, come propaggine legata all'arte divinatoria dell'aruspicina e ai fescennini (nel 364 a.C., durante i ludi romani fu introdotta per la prima volta nel programma della festa una forma di teatro originale, costituita da una successione di scenette farsesche, contrasti, parodie, canti e danze, chiamati fescennina licentia. Durante i fescennini si svolgevano canti travestimenti e danze buffonesche. Il genere, di derivazione etrusca, non ebbe mai una vera e propria evoluzione teatrale, ma contribuì alla nascita di una drammaturgia latina). Fatto stà che ogni famiglia ha il suo focolare nel proprio cortile. Uno scintillìo effimero che ricorda il Natale e preannuncia il tepore primaverile, il disgelo e le nuove messi. Il non accendere un fuoco all'esterno della propria abitazione equivale ad attirarsi un maleficio per tutto l'anno. Oggi si stà dimenticando anche questa antica usanza ed è un vero peccato perché, nonostante l'abbondanza di illuminazione pubblica (un benessere superfluo politicamente propagandistico), tutto pare più buio. — Codice medioevale — [Alcune informazioni sono desunte da: Alfredo Cattabiani, Calendario, Mondadori, 2003] |
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